Siti monumentali e culturali

Duomo di S. Maria Assunta

Al centro di Monte Compatri, incastonata tra gli antichi edifici, vialetti, archetti e scalette, svetta la chiesa parrocchiale Santa Maria Assunta in Cielo: il Duomo. Le origini del Duomo non sono perfettamente documentate, quello che si sa è che fu costruito su una chiesetta preesistente dedicata a Santa Brigida, che, a sua volta, era stata edificata su un oratorio presumibilmente eretto contemporaneamente al primo nucleo abitativo e quindi antecedente al 1090.

Madonna del Castagno

La cappella, di dimensioni modeste (circa 13 x 6 metri), racchiude una storia ricca di devozione, arte e trasformazioni nel corso dei secoli. Al suo interno sono custoditi due dipinti principali, entrambi raffiguranti Maria Vergine con Gesù Bambino, ma con origini e vicende diverse. Il primo dipinto, risalente al 1919, è una copia dell’originale andato perduto a causa di un furto. L’opera rappresenta Maria Vergine a mezza figura con in braccio Gesù Bambino ed è stata donata da Olimpia Moreschi e Giuseppe Mastrofranceschi di Montecompatri. Una lapide sulla facciata del santuario ricorda il gesto di generosità dei donatori. L’opera venne collocata all’interno del santuario nel 1920, perpetuando così una tradizione di fede e devozione legata a questa immagine sacra. Il secondo dipinto, di stile bizantineggiante e risalente alla metà del XVI secolo, raffigura anch’esso Maria Vergine con Gesù Bambino. Quest’opera fu donata al convento di San Silvestro dal cardinale Umberto Gambara, il quale volle offrire ai religiosi un simbolo di fede profonda e un punto di riferimento per i fedeli locali. L’opera entrò ufficialmente in uso nel 1681. L’importanza di questa immagine mariana è legata anche alla presenza dei Padri Carmelitani Scalzi, che il 20 febbraio 1604 presero possesso del convento di San Silvestro. Al loro arrivo, trovarono già un’immagine di Maria Santissima, oggetto di grande venerazione da parte dei fedeli compatresi. Tuttavia, l’afflusso costante dei devoti mal si conciliava con la quiete e il silenzio richiesti dalla vita monastica. Per risolvere questa situazione, i religiosi decisero di spostare l’immagine su un albero secco di castagno poco distante dal convento, segnando così l’inizio della devozione verso Maria Santissima del Castagno. Inizialmente, per proteggere l’immagine dalle intemperie, fu costruita una piccola cappella di legno nel 1604. Successivamente, attorno al 1680, grazie alle elemosine dei fedeli, venne edificata una cappella in muratura più solida e duratura. La devozione crescente fu riconosciuta anche dalla Chiesa attraverso la concessione di indulgenze. Papa Paolo V (1605-1621), poi confermate da Papa Urbano VIII (1623-1644), concesse un’indulgenza di 40 giorni a tutti i fedeli che avessero visitato l’immagine sacra. Successivamente, Papa Pio IX (1846-1878) concesse un’indulgenza di 300 giorni per ogni visita alla sacra immagine e un’indulgenza plenaria nelle festività mariane più importanti (Purificazione, Annunciazione, Assunta, Immacolata Concezione, Natività e Santissimo Nome di Maria), a condizione di essersi confessati e comunicati. Un altro elemento significativo della devozione popolare è rappresentato dagli ex voto, offerti dai fedeli in segno di gratitudine per grazie ricevute. Questi includevano tavolette o lamine con iscrizioni, tavolette dipinte, fotografie e altri oggetti devozionali. Purtroppo, la cinquantina di ex voto presenti nel santuario è stata trafugata, privando il luogo di una parte preziosa della sua memoria storica e spirituale. La cappella, pur nelle sue dimensioni ridotte, rappresenta un importante crocevia tra arte, fede e storia. Ogni dettaglio, dai dipinti alla costruzione delle strutture sacre, testimonia la profonda devozione dei fedeli compatresi e l’impegno della comunità religiosa nel custodire e tramandare questa tradizione. Ancora oggi, il santuario di Maria Santissima del Castagno continua ad essere un simbolo di spiritualità, un luogo di preghiera e un punto di riferimento per la comunità locale.

Convento di S. Silvestro

Il Convento dei Padri Carmelitani è situato al di fuori del centro abitato, in una posizione elevata che domina il paesaggio circostante. La sua collocazione, immersa nella tranquillità della natura e avvolta dal silenzio, lo rende un luogo ideale per il ritiro spirituale e la meditazione. Sebbene il primo insediamento risalga al Quattrocento, fu solo nel 1604 che Papa Clemente VIII Aldobrandini accolse la richiesta del Venerabile Padre Pietro della Madre di Dio, Commissario apostolico della Congregazione d’Italia dei Carmelitani Scalzi, destinando il convento a eremo. Nonostante la posizione isolata e la vocazione contemplativa, il convento divenne nel corso del tempo un centro di intensa attività formativa e spirituale. Tra il 1605 e il 1612, fu Seminario delle Missioni, poi sede di noviziato, centro di studi filosofici e luogo di preparazione per i giovani professi dell’Ordine. Inizialmente, la chiesa si trovava in un salone adiacente alla sagrestia. L’attuale chiesa, con pianta a croce greca, fu edificata nel 1660 e dedicata a San Silvestro Papa. Di dimensioni modeste, era inizialmente dotata di tre altari, ai quali ne fu aggiunto successivamente un quarto dedicato alla Madonna del Carmine. Nel 1926, all’interno della struttura, venne inoltre eretta una cappella in onore di Santa Teresa del Bambino Gesù. La facciata della chiesa, completata solo nel 1854 per ordine del Cardinale Mattei, rappresenta l’ultimo elemento architettonico significativo aggiunto alla struttura. Nel 1874, a seguito delle leggi di esproprio dello Stato italiano nei confronti dei beni ecclesiastici, il convento divenne proprietà del Comune, che lo destinò a casa di riposo per anziani. Tuttavia, successivamente, i Padri Carmelitani riuscirono a riscattarlo tramite un’asta pubblica, restituendolo alla sua funzione originaria. Nel 1920, l’edificio venne destinato a collegio per aspiranti religiosi e fu oggetto di significativi interventi di restauro, ai quali contribuì anche Papa Benedetto XV. L’ultima grande opera di ristrutturazione avvenne tra il 1955 e il 1956, con l’ampliamento del secondo piano per creare spazi più ampi, confortevoli e adatti alla vita comunitaria e alla preghiera. Questi lavori permisero di adeguare il convento alle nuove esigenze della comunità carmelitana. Dal 1997, il convento è ufficialmente riconosciuto come “Casa di Accoglienza e Spiritualità”, mantenendo intatta la sua funzione originaria di luogo di preghiera, meditazione e riflessione, ma aprendosi anche all’accoglienza di fedeli e pellegrini in cerca di pace e raccoglimento. Questo luogo, con la sua storia secolare, rappresenta ancora oggi un importante punto di riferimento spirituale e culturale per la comunità locale e per tutti coloro che vi giungono.

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Pinacoteca, convento S. Silvestro

La pinacoteca del Convento di San Silvestro rappresenta un importante centro di conservazione e valorizzazione dell’arte, in particolare di quella sacra, strettamente legata alla storia e alla spiritualità del convento e del territorio circostante. Al suo interno si trovano dipinti, affreschi e manufatti artistici di grande rilievo storico e culturale, prodotti in epoche diverse, che testimoniano il profondo intreccio tra arte, fede e comunità locale. Le opere presenti si focalizzano su tematiche religiose, rappresentando santi, episodi biblici e momenti salienti della vita di Cristo, accanto a testimonianze artistiche civili e ritratti di personaggi illustri legati al convento o alla comunità, creando così una narrazione integrata della storia e della devozione locale. Una delle peculiarità principali della collezione è la forte presenza di iconografie mariane, con numerose raffigurazioni della Madonna in atteggiamenti devozionali o circondata da angeli e santi. Questi lavori evidenziano la centralità della figura mariana nella spiritualità del convento, riflettendo la profonda devozione popolare. Altrettanto significative sono le rappresentazioni della Passione di Cristo, caratterizzate da una drammaticità emotiva e da dettagli simbolici, che mirano a coinvolgere emotivamente il pubblico e stimolare riflessioni spirituali. Dal punto di vista tecnico, le opere spaziano dalla pittura a tempera e olio su tela agli affreschi che decorano le pareti e le volte del convento, arricchendo gli spazi con scene bibliche e motivi ornamentali. Gli artisti, noti e meno noti, dimostrano una straordinaria maestria tecnica e un’attenzione al dettaglio, evidenziando l’importanza dell’arte come veicolo di comunicazione spirituale e sociale. Le opere, inoltre, sono caratterizzate da un uso simbolico di colori e composizioni, rispecchiando i canoni iconografici delle epoche in cui furono realizzate. La pinacoteca non si limita a essere un semplice spazio espositivo, ma si configura come un luogo di memoria e riflessione, capace di custodire e trasmettere un’eredità culturale e spirituale significativa. Attraverso le sue opere, il Convento di San Silvestro diventa un ponte tra passato e presente, unendo fede, arte e comunità. Invita i visitatori a scoprire le radici storiche e religiose che hanno plasmato la cultura locale, celebrando al contempo la bellezza artistica come strumento di elevazione spirituale e testimonianza storica.

Palazzo Borghese

Iniziato a costruire dal cardinale Marco Sittico Altemps (signore di Monte Compatri dal 1575 al 1595) e terminato dal cardinale Scipione Borghese (1613-1633), il Palazzo Borghese, oggi ospita la sede comunale ed alcuni negozi; un ampio locale è stato utilizzato in questi ultimi decenni per diverse attività: cinema, rivendita della Cantina Sociale, birreria.

Palazzo Altemps

Marco Sitico Altemps era nipote di Pio IV; Gian Angelo Medici di Milano. Fu cardinale a 28 anni. Marco Sittico acquistò il castello di Monte Compatri nel 1575. Gregorio XIII con breve del 21 maggio 1575 confermò l’acquisto e infeudò il Cardinal Altemps del…«Castrum Montis Compatris cum omnibus et singulis suis membris, territoriis, aedeficiis, palatisi. Domibus et praediis urbanis, rusticis, stabulis, terreniis, vinioris pratis silvis dominio, omagiis, vassallis, vassallaticis, quum libet intus et extra dicti castris Monti Compatris, consistentibus, pertinentibus, adiacentis, fructibus, redditis, juriditione mero et mixtio imperio, gladiis et aliaquamlibet omnino protestate». In altre parole il cardinale, con l’investitura, acquistava la proprietà di tutti i beni rustici e urbani, il godimento di tutti i frutti, le rendite, i privilegi e i benefici, l’esercizio della giurisdizione civile, amministrativa e penale, la potestà di vita e di morte sui vassalli.

Casa di Marco Mastrofini

In Via della Scaletta n.10, si trova la casa che il 25 aprile del 1763 vide nascere il filosofo Marco Mastrofini. Fin da piccolo, rivelò un’intelligenza non comune ed una particolare predisposizione allo studio delle scienze filosofico-matematiche. Trascorse i suoi anni di studi tra Roma e Frascati ma nel 1803 tornò a Monte Compatri richiamato per una malattia del padre Paolo, si trattenne per qualche mese nel paese natale ed è di questo periodo la sua importante opera, un “Piano per riparare la moneta erosa”, in essa analizza, con particolare bravura, aspetti e conseguenze dell’inflazione monetaria. Nel 1820, in seguito alla morte del padre, conobbe un periodo di ristrettezze economiche finchè il nipote Leandro Ciuffa lo ospitò nella sua dimora romana, in Piazza Montecitorio, ove tuttora è apposta una lapide commemorativa del nostro filosofo. Ormai avanti con gli anni ed indebolito dalle avversità provate nella sua tormentata esistenza, Marco Mastrofini si spense serenamente il 3 marzo del 1845, alla veneranda età di 82 anni. La sua salma è disposta tutt’ora nel Convento di San Silvestro, ove esplicitamente aveva chiesto di essere sepolto. Una stele marmorea, eretta cento anni dopo nell’attuale Viale Busnago, ricorda (per la verità con un’immagine fin troppo modesta…), l’alta personalità e l’ingegno che il Mastrofini seppe così ben evidenziare nel XVIII secolo. La casa-monumento porta su un fianco una targa su cui è inciso: “Marco Mastrofini, filosofo,

Fontana dell’Angelo

Al centro della piazza Mastrofini sorge la Fontana dell’Angelo, monumento di fine Ottocento in bronzo incardinato in uno sperone di tufo ricavato dalla vicina cava di Monte Salomone. L’Angelo, più che il simbolo di Monte Compatri, è diventato il vero fulcro e anima della vita cittadina, omaggio a quanti hanno lavorato, a volte anche a costo della propria vita, per portare l’acqua dalle sorgenti di Carpinello fino al paese.

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Monumento ai Caduti di tutte le guerre

Nel 1920 nell’edicola della facciata del palazzo Borghese fu innalzato il Monumento ai
Caduti di tutte le guerre
, ed è lo stesso che possiamo vedere tuttora, con la differenza
che la ringhiera di ferro che lo proteggeva, come già detto, fu divelta e asportata durante il secondo conflitto mondiale per esigenze militari.

Torre Campanaria

Sul lato del portale e a ridosso dell’arco, il cancello dell’antica Monte Compatri, si eleva la torre campanaria della chiesa, già torre di guardia dell’antico castello; infatti, in origine, la chiesa era inclusa nell’antico borgo fortificato ed era dedicata a Santa Brigida. Tra il 1630 e il 1633 il cardinale Scipione Borghese procedette ad un radicale rifacimento delle strutture della chiesa e così ricostruita la dedicò a S. Maria Assunta in Cielo. La Torre campanaria è la costruzione più antica del paese: eretta al tempo dei Saraceni come osservatorio diventò la torre di vedetta del castello, poi venne stata usata per molto tempo come carcere: ora è il campanile del Duomo, del quale vediamo la facciata laterale. La Torre non era la torre campanaria di oggi, perché di campane ce ne era una sola, piccola, posta su di un piccolissimo campanile che spuntava dal tetto dell’oratorio. Il Campanile si innalzava dove oggi si trova la Cappella della Madonna di Loreto (ed i nostri vecchi ricordano la notte che cadde senza arrecare danni a persone o cose). Nel 1828 si pensò a sistemare le tre campane più grosse sulla Torre (antica vedetta romana, poi maschio del castello), e vi si pose anche l’orologio. Il Campanile della chiesa di Santa Maria Assunta, con il rintocco perfetto delle sue campane ha scandito per secoli il tempo dei contadini ed ancora oggi indica alla popolazione (guai a chi le tocca) i momenti della giornata più significativi: un matrimonio, un funerale, la festa. Insomma le campane del Duomo di Monte Compatri fanno parte integrante di ogni paesano, tanto che ogni tocco, ogni segnale è stato denominato, ha cioè un suo nome proprio. Il primo restauro radicale della torre che comprese anche la sistemazione delle campane si affrontò nel 1928, l’ultimo si è concluso recentemente.

Biblioteca filosofica

Il Centro per la Filosofia Italiana, ha assunto il compito di allestire e di gestire una grande biblioteca filosofica di autori italiani e di autori stranieri che trattano filosofia italiana. La Biblioteca (i cui locali possono raccogliere circa 20.000 volumi) è situata al primo piano del Palazzo Annibaldeschi messo a disposizione del Centro dalla locale Amministrazione. Tutti i libri inviati dagli autori, dagli editori, dalle biblioteche private e pubbliche saranno messi “on-line”, nel sito web, nel frontespizio e nell’indice. Una novità, questa, che aiuterà concretamente gli studiosi nella ricerca.

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Belvedere

591m slm, panorama su Roma e la sua campagna da Monte Compatri. Situato frontalmente all’arco che una volta era l’unico accesso al centro abitato, il Belvedere è senz’altro uno dei punti più caratteristici e belli di Monte Compatri. Si arriva al Belvedere, o piazza della Repubblica, da via Placido Martini oppure da via Carlo Felici. La Fontana, costruita nel 1891, è costituita da una vasca inferiore ricavata dalla roccia tipica del nostro territorio: lo sperone; mentre quella superiore è un reperto archeologico di epoca romana trovato nel nostro territorio. questa piccola fontana offre spettacoli preziosi per i fotografi e per gli amanti degli stravaganti e sublimi giochi della natura. Secondo i punti di vista, a fare da cornice o da soggetto principale al panorama su Roma e alla fontana, sono i lecci secolari, che con chiome lussureggianti, sorrette da un incredibile intreccio di rami contorti, inondano la piazza di una gradevole e fresca ombra di giorno e riparano dalla poca umidità che può esserci la sera.

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Monte Salomone

774m slm, visuale a 360°, da Roma ai Castelli Romani, monti Prenestini, Simbruini, Ernici e la valle del Sacco. L’area del Monte Salomone rientra all’interno del Parco dei Castelli Romani in una Riserva Parziale Botanica estesa 24,5 ha.

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San Silvestro

640m slm, panorama su Roma, sui monti Prenestini, Simbruini, Ernici e la valle del Sacco. Adagiata sopra uno sperone di tufo dalle ripide pendici, Monte Compatri (580m) gode di uno stupendo paesaggio, a ridosso di rigogliosi boschi di castagno, per l’aria salubre, il clima fresco d’estate e le piacevoli passeggiate che offre, è una frequentatissima località di villeggiatura estiva. Il suo territorio però si estende anche a valle su una vasta superficie coperta di superbi vigneti che danno dell’ottimo vino. A circa mezz’ora a piedi dal paese, in posizione incantevole, si erge il vasto Convento di San Silvestro, fondato dai Canonici Regolari verso il 1450 e confidato ai Padri Carmelitani Scalzi nel 1603.

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La Villetta

Il parco comunale di Monte Compatri rimane, per la sua conformazione, uno dei più belli dei Castelli Romani: tranquillo, immerso sempre più in una natura… “naturale”, selvaggia, adatta più che mai a chi vuole rimanere solo con se stesso.

Parco Karol Wojtyla

Noto anche come Parco del Romito, è situato in un’area che un tempo ospitava un antico cimitero rupestre: “il Cimitero del Romito”, con le vecchie cappelle votive che ancora si trovano nel parco.

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